

49. La Restaurazione in Italia: la funzione antiaustriaca del
Piemonte.

Da: G. Candeloro, Storia dell'Italia moderna, secondo,
Feltrinelli, Milano, 1958.

Al congresso di Vienna le sorti dell'Italia furono decise
soprattutto dalle grandi potenze, che vollero una penisola
frammentata in stati di varie dimensioni e sottoposta al
predominio dell'Austria. Ci rappresentava indubbiamente un
notevole ostacolo al raggiungimento dell'unit nazionale, ma, allo
stesso tempo, sostiene in questo passo lo storico italiano Giorgio
Candeloro, indicava per quale strada essa avrebbe potuto essere
ottenuta. L'Austria, infatti, in quanto forza egemone, era il
nemico da battere, indipendentemente dal tipo di organizzazione
politica che si intendesse realizzare una volta ottenuta
l'indipendenza, e il Piemonte era il solo stato italiano
potenzialmente capace di opporsi al predominio austriaco, perch
era l'unico realmente autonomo, e soprattutto perch le maggiori
potenze lo consideravano un elemento essenziale dell'equilibrio
europeo e per questo ne avrebbero garantito l'indipendenza e
l'integrit territoriale.


Il grande rafforzamento del predominio austriaco in Italia
rispetto al secolo diciottesimo attuato nel 1814-1815 fece della
monarchia asburgica la principale nemica dell'indipendenza,
dell'unit e del progresso d'Italia. Il compito del movimento
nazionale italiano diventava cos molto difficile, ma veniva anche
in un certo senso semplificato dalla facile identificazione
dell'avversario principale: infatti, mentre sul problema
dell'unit e su quello della libert (cio della nuova
organizzazione politica interna da dare all'Italia) vi furono
durante tutto il Risorgimento forti contrasti e si svilupparono
varie correnti politiche, sul problema dell'indipendenza
pochissime furono le discussioni, poich fu ben presto abbastanza
chiaro per tutti che l'eliminazione del dominio austriaco era la
condizione imprescindibile per la realizzazione di un rinnovamento
politico dell'Italia, quali che ne fossero la profondit e la
vastit. Su questo punto i contrasti riguardarono il metodo da
seguire, non lo scopo ultimo da raggiungere.
Nel 1815, divenuta padrona, oltre che del suo vecchio possesso del
Milanese, anche di tutti i territori dell'antica Repubblica
veneziana, della Valtellina e del Trentino, l'Austria si assicur
un vasto dominio italiano congiunto attraverso una larga e comoda
continuit territoriale al nucleo principale della monarchia e si
assicur al tempo stesso il predominio sul Mare Adriatico. Inoltre
ben tre Stati italiani furono affidati a prncipi imperiali: il
ducato di Parma, attribuito a Maria Luisa d'Asburgo ex imperatrice
dei Francesi (sebbene nel 1817 si stabilisse che alla morte di
Maria Luisa il ducato dovesse essere retrocesso ai Borbone di
Parma, insediati per il momento a Lucca); il ducato di Modena,
attribuito a Francesco quarto di Austria-Este; il granducato di
Toscana, ritornato a Ferdinando di Lorena, fratello minore
dell'imperatore d'Austria. Infine l'Austria ottenne il diritto di
presidiare le cittadelle di Ferrara, di Piacenza e di Comacchio,
ci che significava la possibilit di pronti interventi militari
nello Stato pontificio e quindi nel Regno meridionale.
In quest'ultimo la restaurazione dei Borbone era avvenuta mediante
l'intervento militare austriaco contro Murat, sulla base della
convenzione austro-borbonica del 29 aprile 1815, la quale
prevedeva tra l'altro la conclusione di un trattato di alleanza
difensiva permanente, che fu poi stipulato il 12 giugno
successivo. [...].
Non riusc tuttavia al Metternich di realizzare in modo completo
il suo piano di assoluto predominio austriaco in Italia, perch il
governo piemontese rifiut di concludere con l'Austria un trattato
di alleanza e quindi fece fallire anche il piano metternichiano di
una confederazione o lega degli Stati italiani con la
partecipazione dell'Austria, che avrebbe dato una forma giuridica
al predominio austriaco.
Ma anche se Metternich non pot raggiungere allora tutti i fini
che si era proposto, la posizione dell'Austria in Italia era pur
sempre formidabile e tale da non potere essere seriamente
osteggiata da nessuno Stato italiano. Sia per la piccolezza
territoriale e per i legami dinastici con l'Austria, sia per la
debole struttura interna e per la mancanza di forze armate
efficienti, sia per precisi impegni diplomatici, tutti gli Stati
italiani, salvo il Piemonte, erano strettamente legati
all'Austria. Il Piemonte costituiva un caso a parte poich godeva
di una situazione privilegiata per la sua posizione geografica,
per il suo ingrandimento con l'acquisto di Genova e soprattutto
per il fatto di essere un elemento essenziale dell'equilibrio
europeo. La Francia, la Russia, l'Inghilterra e la Prussia, ognuna
per sue ragioni particolari, non avrebbero mai permesso che il
Piemonte fosse conquistato dall'Austria o fosse da questa ridotto
ad una troppo stretta subordinazione; d'altra parte l'Austria
stessa, la Russia, la Prussia e l'Inghilterra non avrebbero mai
permesso che il Piemonte cadesse un'altra volta sotto il dominio
francese; infine l'Inghilterra, la Prussia e la Russia non
avrebbero mai permesso che esso fosse spartito tra l'Austria e la
Francia. Insomma, chiusasi la parentesi napoleonica, il meccanismo
dell'equilibrio europeo tornava ad agire automaticamente a favore
del Piemonte, il quale ancora una volta veniva ricostruito,
ingrandito e garantito dalla diplomazia europea. Per tutte queste
ragioni il regno di Sardegna rappresentava il principale ostacolo
al predominio completo dell'Austria sull'Italia.
Tuttavia questa funzione antiaustriaca del Piemonte fu per molto
tempo limitata e resa in certi periodi soltanto potenziale dalla
politica reazionaria della monarchia sabauda; infatti sul terreno
della repressione di ogni movimento liberale era possibile, ed
effettivamente si realizz in alcuni momenti decisivi, una
collaborazione tra la monarchia piemontese e l'Austria. Inoltre
non si deve confondere il latente o aperto sentimento
antiaustriaco della dinastia e della classe dirigente piemontese
(che fu un dato di fatto permanente anche se spesso scarsamente
efficace sul terreno pratico) con l'idea della funzione nazionale
italiana del Piemonte, che si svilupp a poco a poco e pot
tradursi in pratica soltanto attraverso un rinnovamento in senso
liberale del Piemonte stesso.
